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12 February 2009 @ 01:38 pm
Mi torna un po' la voglia di scrivere. Sarà che sono malata, saranno tante cose, o forse è solo il fatto che sono stanca di stare zitta e pensare.
A volte i bei libri ti stimolano, ti fanno tornare attivo quel germe che hai dentro, della polemica, della disquisizione sui minimi dettagli della lanuggine, della riflessione ossessiva che, anche se non espressa, è fremente dentro di me dalla mia nascita.
Sarà anche che mi si chiede ultimamente di essere me stessa, di parlare con me e di ricordare, con gentilezza, anche i momenti cupi della mia vita.

Sto imparando ad affrontare tante cose andate e a capire che la mia sofferenza che c'è stata non è poi stata così grande, rispetto alle vere cose devastanti della vita. E che è tanto bello piangersi addosso, così bello che la gente dica " Oh poverina!", perchè così è facile, ti si giustifica tutto e tu hai il diritto autoconclamato di essere un peso per gli altri. 
L'ho fatto anche io per anni, non mi si può fregare su questo, lo riconosco ad occhi chiusi.
Odio l'angst gratuito e pretestuoso solo perché va di moda prendersi a flagellate.
Io tanto criticavo la vacua generazione dei Truzzoni, quelli che si dedicavano solo alla discoteca e a qualche sballo tanto per non pensare. Non avrei mai pensato di boicottare anche l'altro eccesso: l'emo depressione con gli occhi coperti, che si tortura nell'angoscia di psicodrammi da quattro soldi, perché è tanto bello fare la gara a chi è messo peggio.
Ma chi vince se mi elenchi tutte le tue sfortune, che paragonate a quelle di altri, sono meno che un granello di polvere?

Conosco gente che ne ha passate davvero tante, ma che non si arrocca dietro ad una finta elemosina di patetiche consolazioni, ma che si fa forza ogni giorno per andare avanti, perché conosce il valore della vita più di quei finti cattolici perbenisti che ogni giorno ci riempiono di ossessionanti disertazioni sulla sacralità della vita stessa.
Sono molto intollerante ultimamente. Intollerante con tante persone che si comportano in un modo per me incomprensibile.
Si dice che non bisogna giudicare, ma è una cavolata, non si può vivere senza giudicare le cose e le persone che ti coinvolgono. Se non giudichi non valuti, e se non valuti non impari e non maturi.
Ultimamente non sopporto i declamatori di sofferenze, quelli che tenterebbero il suicidio per una unghia che si spezza, maledicendo tutte le divinità e l'universo, per tutte le sventure che sembrano destinare solo al suddetto frignone.

Ora, i momenti di sconforto capitano a tutti, quei momenti in cui veramente ti butteresti giù dal balcone solo per quella mezza parola detta da uno che nemmeno sai chi è. Un conto però è un giorno di sconforto, un altro è vivere così, per fare pietà alla gente, per ottenere attenzione. E ribadisco, dico questo perché so di cosa si parla, perché l'ho fatto per tanto tempo pure io... ma nell'adolescenza, al liceo!!
Non fumavo, non mi drogavo, non mi alcolizzavo, ma la mia droga era la depressione, nonché anche la mia ispirazione.

Ma quando superi la maggiore età io non capisco più.
Non capisco come ci si può disperare per un esame andato male. Ok, si ti abbatti per un po' e ti arrabbi con te stesso con quel docente arrogante e dispotico che ti avrebbe bocciato anche se la sapevi meglio di lui, ma poi di rimbocchi le maniche e ritenti, o passi ad altro tornando su quello più avanti.
Invece c'è chi veramente la reputa un fallimento per se stesso.  Quando parlo con persone del genere, tra cui anche il mio amore, un ossessionato dal rendimento scolastico, penso sempre a come sarebbe la discussione se fossimo studenti universitari in Svizzera. Informatevi sulla cosa se vi interessa e scoprirete che gli svizzeri sì che possono lamentarsi e staccarsi i capelli se non passano un esame! Sono ad un passo dall'impossibilità di laurearsi! Di che dobbiamo lamentarci noi?

Poi utimamente riflettevo sul concetto di amicizia. Bah, ultimamente in realtà credo significhi gli ultimi 7 anni in realtà, ma a scadenze regolari, e questo è uno di quei momenti.
Io faccio fatica ultimamente a stare zitta. Non riesco più in tutta onestà. E farlo mi pesa sul fegato tanto, troppo francamente per farmelo andare bene. Devo dire, devo parlare, devo affrontare la cosa a costo di perdere tutto perchè tanto quel tutto da perdere è inconsistente.
Quando penso all'amicizia penso che il peggio siano i buoni ad ogni costo, anche a costo di essere stronzi.
Lo so che è un controsenso, ma non ditelo a me, ditelo a loro, che sono tanto amici di e tanto buoni con, che fanno fare loro delle figure terribili con gli altri, pur di non dover mai dire ai loro amici che stanno sbagliando.
Ed invece io preferisco fare la stronza, quella tanto stronza che alla fine è una vera amica ma nessuno lo capisce.
Perché a tutti piace sentirsi dire di essere dei geni eletti del firmamento, più infallibili del papa, ma una vera amica ti dice se stai sbagliando, in tutto,  sia nello scrivere, ad esempio, che nel comportamento, nelle cose serie della vita.
Ho deciso tempo addietro che non voglio più farlo per chi non se lo merita, per chi non capirebbe, a meno che non ci sia un mio  vantaggio personale o un mio godimento nel farlo, perché sono stanca di aiutare chi invece vuole stare su un finto piedistallo di sorrisi finti e tanti salamelecchi inutili. Ma probabilmente lo farò ancora una volta, ancora una volta proverò a salvare capra e cavoli, per quanto senta dentro un moto irrefrenabile che mi porta a voler infilare il cavolo nel.... didietro della capra metaforicamente parlando!
Purtroppo da sempre sono amica solo per amicizia e non per utilità o per sentirmi fare i complimenti quando non me li merito. L'amico ti prende a sberle se fai cazzate, non ti dice quanto sei bravo, quello è un leccaculo che ti ride alle spalle.
Ma come disse Fra Cristoforo... " Verrà un giorno..." e tutti ci accorgeremo della realtà delle cose. E forse scoprirò di star sbagliando io in primis. Vorrei tanto, ma mi puzza di no purtroppo, uff.
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